Dolori e meteo

Le ossa fanno davvero male in corrispondenza dei cambi di meteo?

Questa è una di quelle tipiche cose che noi ci siamo sempre sentite raccontare dai nonni, oppure da coloro che avendo avuto fratture, traumi, interventi, ritenevano di percepire una variazione o un risveglio del dolore al cambio meteorologico. Ma il dubbio resta. La parola crea la nostra realtà, l’epigenetica è in grado di modificare il DNA anche sulla base dei pensieri.

Ma esattamente cosa dicono gli studi?

Studi australiani sembrerebbero demolire questo mito. In uno primo studio pubblicato a dicembre sulla rivista Pain medicine hanno esaminato 981 pazienti che avevano cercato assistenza per dolore lombare acuto per verificare se questi episodi di mal di schiena erano stati scatenati dal meteo. Infatti, incrociando i dati meteorologici, sarebbero dovute emergere delle associazioni.

Dopo aver analizzato i numeri, i ricercatori hanno, però, dovuto concludere che non sembrava esserci alcuna relazione.

Il secondo studio riguardava, invece, i pazienti con l’artrosi al ginocchio e si basava su una specie di diario on line in cui i pazienti segnalavano ai medici miglioramenti e peggioramenti dei loro dolori. Anche in questo caso, incrociando i risultati con i valori ambientali registrati, i ricercatori non hanno trovato una relazione tra i fenomeni.

Sorge spontaneo domandarsi se effettivamente siamo così tanto influenzabili dalle nostre credenze da percepiamo la realtà distorta. No, non del tutto. La realtà appare più complessa, anche se al momento non esiste un consenso sugli effetti del tempo atmosferico su alcune condizioni. Molti altri studi, anche piuttosto recenti, hanno trovato una relazione, ma i risultati sono molto contraddittori.

Alcuni hanno tentato di far coincidere la relazione dolore/meteo, con il cambio di pressione atmosferica che si crea nel passaggio da bello a brutto tempo o all’aumento della pressione atmosferica.  Le cartilagini sono soggette, come ben sappiamo, a densificare in ambiente freddo e a fluidificare in ambiente caldo.

L’apparente risposta ai cambiamenti di pressione, in positivo o in negativo, potrebbe suggerire un meccanismo: i tessuti intorno all’articolazione si dilatano o si comprimono abbastanza da far scattare il dolore, ma al momento è solo un’ipotesi per un fenomeno la cui esistenza stessa è ancora controversa tra i medici.

Tuttavia, non è possibile escludere che esista davvero una relazione tra acciacchi e condizioni atmosferiche, ma è estremamente difficile raccogliere dati in grado di provarlo, oltre ogni ragionevole dubbio.

La ricerca, quindi, continua, e forse, nel prossimo futuro, potremo davvero capire qualcosa in più grazie al progetto di citizen science dell’Università di Manchester, dove i partecipanti al progetto potranno usare una app dove annotare, giorno dopo giorno, lo stato dei propri dolori articolari. Grazie al gps queste informazioni saranno in ogni istante abbinate al tempo atmosferico locale e inviate agli scienziati per l’analisi.

I dati raccolti sono già immediatamente accessibili a tutti tramite il sito, e chissà se entro fine di quest’anno non potremo finalmente avere una risposta definitiva su un’ipotesi vecchia quanto la medicina.

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