Effetti psicologici dello stress pandemico: disturbi postraumatici e strategie di resilienza (Dott.ssa Daniela Florio)

Attualmente sto partecipando ad un progetto di ricerca della Società Italiana per lo studio dello Stress Postraumatico che ha finalità quella di individuare gli effetti psicologici a lungo termine della pandemia Covid. I coordinatori del progetto sono i professori Luca Milani, Carlo Bo e Vittoria Arduino dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e dell’Università degli Studi di Urbino. La ricerca prevede il coinvolgimento di 9 paesi europei compresa l’Italia ed è di tipo longitudinale in quanto prevede una prima fase di somministrazione di questionari e una seconda fase di somministrazione a distanza di mesi per comprendere quali sono i cambiamenti e le ricadute nel tempo. La ricerca, che è rivolta a tutta la popolazione in generale, parte dal presupposto che la pandemia da Covid sia da considerarsi un evento traumatico e il disturbo che ha generato a livello psichico sia un disturbo di adattamento (infatti bel DSM 5 il disturbo di adattamento è classificato tra le sindromi da trauma correlate).

 

CHE COS’È UN TRAUMA PSICOLOGICO E QUALI RIPERCUSSIONI PUO’ AVERE?

Un trauma è un evento improvviso, imprevedibile, a cui non siamo preparati e che destabilizza completamente la persona che ne è vittima nel corpo, nella mente modificando i suoi comportamenti, le emozioni influenzando e peggiorando la sua qualità della vita. Dagli studi da neurologi effettuati sui reduci di guerra è emerso che chi ha subito un trauma ha riportato un’organizzazione di diversa del Sistema Nervoso Centrale. Di fronte ad un trauma alcune cellule neuronali si fondono creando un vero e proprio cortocircuito neuronale. Sovraccaricando la fusione neuronale le conseguenze sono: impossibilità a trovare le parole, difficoltà nella rielaborazione mnestica, dissociazione dalla realtà. Il ricordo si fissa nella nostra memoria e le emozioni rimangono legate a tal punto che il nostro sistema nervoso è come se andasse in tilt. Il trauma genera dipendenza, infatti la vittima tende a rivivere continuamente l’evento traumatico con tutti i ricordi e le emozioni. Tutto questo viene amplificato dal fatto che questo trauma si protrae nel tempo e di questo trauma non vediamo una fine. La pandemia del Covid a livello psicologico ha gli stessi effetti di un vero e proprio trauma e per questo vengono definiti disturbi post traumatici da stress.

 

QUALI SONO GLI EFFETTI POSTATRAUMATICI DEL COVID A BREVE E A LUNGO TERMINE?

Gli effetti a breve termine li conosciamo perché sono quelli emersi immediatamente nei primi mesi della pandemia, mentre quelli a lungo termine sono ancora in fase di studio perché iniziano a manifestarsi adesso dopo un anno e continueranno nel futuro. Come ho detto prima, quando subiamo un trauma è come se il nostro pensiero fosse rimasto fermo lì e la nostra mente non potesse essere più lucida; non riusciamo più a concentrarci, ci sentiamo confusi e le emozioni legate a quell’evento iniziano a sovraccaricarsi. Quando non abbiamo più la capacità di comprendere e gestire adeguatamente le emozioni, iniziamo ad esprimerle in altro modo con un’ansia generalizzata che si manifesta con diversi sintomi psicosomatici (cefalea, gastrite, dolori articolari…) ma anche vuoti di memoria, insonnia, attacchi di panico, depressione. Questi effetti sono più o meno gravi a seconda che il trauma sia primario o secondario. Il trauma primario è quello vissuto direttamente dalla vittima come chi ha avuto il Covid, ha temuto per la sua vita, si è ritrovato isolato dai propri affetti in casa o in ospedale, intubato. Il trauma secondario è quello di chi ha visto altre persone soffrire per il Covid. Tutti abbiamo assistito ad immagini raccapriccianti, abbiamo avuto parenti o amici ammalati o abbiamo subito dei lutti di persone care alle quali non è nemmeno stato fatto un funerale. I più esposti al trauma secondario sono stati soprattutto gli operatori sanitari che ogni giorno hanno dovuto convivere con la paura di contagiarsi, con l’affrontare il dolore dei pazienti e l’incertezza delle cure fino ad arrivare ad un vero e proprio esaurimento psicofisico a tal punto che gli effetti per loro sono stati identici e con la stessa gravità di quelle persone che hanno subito il trauma primario. Quindi vediamo quali sono stati gli effetti a breve termine del disturbo post traumatico. Potremmo dire innanzitutto che gli effetti a breve termine hanno colpito più o meno intensamente tutti, tanto è vero che si è parlato di una regressione psicologica collettiva. Tutti noi abbiamo vissuto: un aumento dall’ansia dovuto al senso di precarietà, di una certezza anche economica e lavorativa, insonnia, fobie sociali ed evitamento del contatto sociale, isolamento. Chi già aveva dei disturbi psicologici pregressi ha visto peggiorare notevolmente la propria sintomatologia. Pensiamo agli ossessivo compulsivi che già prima dovevano tenere tutto sotto controllo e che si sono trovati di fronte ad un virus incontrollabile o agli ipocondriaci con la fobia immotivata di prendere le malattie che hanno visto realizzare il loro più grande terrore. Ma anche chi soffriva già di attacchi di panico o di depressione. Dai primi dati emersi dalla ricerca i disturbi dell’umore e la depressione sembrano essere tra i più frequenti disturbi soprattutto a lungo termine anche per il fatto che non si vede una fine alla pandemia e lo sconforto sta prendendo il sopravvento. Un altro effetto che si sta manifestando a lungo termine è un aumento dell’aggressività verso gli altri ma anche verso sé stessi. Chi aveva più difficoltà a gestire la propria rabbia adesso non riesce più a controllarla, chi aveva superato con difficoltà la fase di ribellione adolescenziale alle regole, adesso si ritrova di nuovo di fronte ad un governo che lo limita nella sua libertà. Soprattutto chi ha vissuto un trauma nell’infanzia sembra avere avuto maggiori conseguenze perché in età precoce ha dovuto usare delle strategie controllati per tenere a bada la dissociazione e la disorganizzazione dell’attaccamento e adesso non riesce più a gestire. Ma come dicevo gli effetti a lungo termine iniziano appena adesso ad essere visibili e si teme che saranno sempre più gravi se non si interviene con psicoterapie o addirittura con psicofarmaci. Quello che sta emergendo dai primi dati è ogni persona sta manifestando più sintomi contemporaneamente. Infatti, si è iniziato a parlare di SINDEMIA, che indica un insieme di patologie che si verificano contemporaneamente nella popolazione. La sindemia sembra essere causata dagli effetti dell’ansia prolungata. L’ansia viene generata da un evento esterno stressante, da uno stimolo esterno che non sappiamo affrontare ma se viene prolungata diventa ansia generalizzata, non legata più ad uno stimolo esterno ma interno e può portare ad attacchi di panico immotivati. L’ansia quando è protratta nel tempo sembra danneggiare la parte del nostro cervello deputata alla memoria emotiva, l’Ippocampo, riducendolo nelle dimensioni e portando a perdita di memoria e difficoltà di concentrazione. Inoltre, andrebbe a sollecitare l’amigdala che è la parte del cervello incaricata a individuare gli stimoli pericolosi, attivando i neurotrasmettitori cortisolo, norepinefrina e adrenalina che difronte a stimoli esterni pericolosi ci portano a difenderci, scappare, reagire. Facendo affluire più sangue ai muscoli, accelerando il cuore, portando più aria ai polmoni; nel caso però gli stimoli esterni siano immaginari, non esistano e l’attivazione fisiologica sia costante sorgono vari problemi cardio e cerebrovascolari, ipertensione…

 

PERCHE’ CERTE PERSONE SONO RIUSCITE PIÙ DI ALTRE A GESTIRE GLI EFFETTI PSICOLOGICI DELLA PANDEMIA?

Sono emerse delle differenze sostanziali nelle risposte psicologiche all’evento traumatico Covid. Alcune persone si sono dimostrate più RESILIENTI rispetto ad altre. Premetto che la Resilienza non è la resistenza, quindi non significa resistere ad un cambiamento ma all’opposto accettarlo e adattarsi a questo. Anzi chi ha cercato di resistere al cambiamento ha avuto gli effetti peggiori, come la dissociazione dalla realtà. Chi invece ha sviluppato nella vita delle strategie di resilienza forti sembra presentare minori effetti postraumatici. È emerso che chi aveva subito dei traumi infantili e li aveva elaborati adeguatamente è riuscito ad affrontare meglio questo trauma perché possedeva già degli strumenti, non si è trovato impreparato. Chi invece aveva subito dei traumi infantili non adeguati ha visto un peggioramento notevole dei sintomi come: senso di minaccia costante, organizzazione del Sé compromessa, tendenza a rivivere il trauma perché il ricordo è rimasto bloccato nella memoria. Insomma, chi ha sviluppato più resilienza avrebbe manifestato meno disturbi e di lieve entità. Ma chi sono le persone resilienti? Tutti noi siamo potenzialmente resilienti ma alcune persone hanno una maggiore capacità rispetto alle altre di problem solving, di comunicare il proprio disagio, di riconoscere e gestire le proprie emozioni. Ci sono persone che non solo si sono adattate al cambiamento ma anzi sono riuscite ad evolvere, a migliorarsi. Sono quelle persone che Nicholas Taleb nel 1013 ha definito ANTIFRAGILI, ovvero coloro che sono capaci di affrontare l’imprevedibile, non solo adattandosi al cambiamento ma anche sfruttando gli aspetti negativi per reinventarsi ed evolvere. In quest’ottica gli eventi stressanti non sono destabilizzanti a tal punto da generare ansia ma sono un’opportunità per mettersi in discussione e per migliorarsi, una sorta di “prosperare nel disordine”. Un esempio in campo lavorativo sono quegli imprenditori che hanno convertito la propria attività trasformando maschere per la subacquea in respiratori da utilizzare nella terapia intensiva, chi ha sfruttato tutte le possibili tecnologie virtuali online. Usando il termine di Taleb, il Covid appare come un “Cigno nero”, ovvero come un evento talmente imprevedibile e inaspettato da cambiare tutte le nostre convinzioni, i nostri sistemi anche i più radicati, rimettendoci in gioco, rivalutando le nostre competenze per riadattarle verso qualcosa di nuovo. Essere Antifragili vuol dire quindi mettere in conto di fare degli errori procedendo per aggiustamenti, senza più pretendere di avere tutto sotto controllo, senza la pretesa di conoscere tutto fino in fondo.

 

COME SI FA A DIVENTARE PIÙ RESILIENTI E ANTIFRAGILI?

Si può innanzitutto utilizzare il proprio tempo esercitando il nostro fisico, analizzando le nostre competenze e migliorandole, allenandoci sul piano psicologico a gestire l’ansia attraverso tecniche di meditazione come la Mindfulness (consapevolezza) o l’Ipnosi. La prima è nata dalla filosofia buddhista e consiste nello sviluppare la capacità di focalizzare l’attenzione al momento presente, sul qui e all’ora concentrarsi sul proprio corpo, sulla respirazione liberando la mente dai pensieri, osservandoli senza giudicarli, staccandoli dalle emozioni e considerandoli solo come prodotti della propria mente. L’ipnosi è un’altra tecnica molto efficace e rapida per gestire l’ansia e raggiungere uno stato di profondo benessere psicologico. Quando si parla di Ipnosi solitamente vengono in mente le immagini viste in certi spettacoli dove alcuni maghi catturano la mente degli spettatori facendo perdere loro il controllo delle proprie azioni. È bene precisare innanzitutto che l’Ipnosi è in realtà tutto l’opposto per il fatto che in seguito ad un’induzione ipnotica la persona non solo mantiene il controllo e non fa nulla che sia contrario alla sua volontà ma anzi impara ad avere più controllo di sé. Con l’Ipnosi non si perde assolutamente il controllo, si rimane consapevoli di cosa accade e non si cade in uno stato di sonno profondo. Potremmo definire infatti l’Ipnosi come una condizione naturale della nostra mente; infatti, più volte durante la giornata noi entriamo in uno stato di trance naturale senza che nemmeno ce ne accorgiamo. Un esempio è quando siamo annoiati perché compiamo un’azione abituale a tal punto che la nostra mente inizia ad andare in posti più piacevoli come quando guidiamo la macchina e conosciamo talmente bene la strada di casa che la nostra mente inizia a fantasticare dove andrà in vacanza; oppure al contrario quando siamo talmente concentrati ad esempio nella lettura di un libro che non ci accorgiamo dei rumori che ci sono attorno a noi, di quello che accade fuori e nemmeno del passare del tempo. Quindi possiamo dire che le situazioni di trance spontanee sono per noi vantaggiose perché ci rendono più efficienti e ci aiutano a superare certe situazioni, il problema è che noi non sappiamo come sfruttarle perché sfuggono al nostro controllo volontario. Con l’Ipnosi è invece possibile controllare tali capacità della mente che già possediamo per imparare ad utilizzarle e a potenziarle in base alle nostre necessità e ai nostri bisogni del momento, riducendo o eliminando le emozioni negative, l’ansia, sentendosi rinvigoriti nel corpo, più energici e con maggiore concentrazione. Queste tecniche sembrano essere molto efficaci per gestire l’ansia generalizzata e quindi per ridurre gli effetti causati dallo stress del Covid.

 

Un ringraziamento per questo articolo alla Dott.ssa Daniela Florio – Psicologa.

Se volete approfondire l’argomento, contattateci al 3472473475.

Il nostro video: https://youtu.be/SR-XTLQ-szI

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