Il neuroma di Morton

Il Neuroma di Morton è anche noto come metatarsalgia di Morton, difatti il suo sintomo principale è un forte dolore localizzato nella parte anteriore del piede alla base delle dita, di norma fra il III e il IV, più raramente anche fra II e III.
Il dolore, o a volte il bruciore o la sensazione di scossa, è dovuto a un’irritazione del nervo interdigitale che, lì, dove si biforca per portare la sensibilità alle singole dita del piede, può venir compresso, infiammandosi e producendo tessuto cicatriziale fino a aumentare notevolmente di volume (può raggiungere le dimensioni di una biglia).

Le motivazioni per cui il nervo si infiamma sembrano non essere ancora del tutto chiare, potrebbero essere di origine puramente meccanica o circolatoria e biochimica, di fatto esistono però alcuni fattori che possono predisporre allo sviluppo della patologia, fra questi i più comuni sono l’utilizzo frequente di calzature inadatte per altezza o dimensione (tacco e punta stretta), alterazioni della struttura ossea del piede come nel caso di piedi cavi, piatti o con alluce valgo e microtraumi o sforzi ripetuti che portano a un sovraccarico dell’ avampiede, come nel caso di alcuni atleti.

Le persone che soffrono di neuroma di Morton riferiscono frequentemente un dolore piuttosto vivo, non sempre ben localizzato, che spesso risale anche lungo la gamba e il polpaccio. Attività come il cammino e la corsa tendono a peggiorare la sintomatologia, mentre il riposo è di norma avvertito come un sollievo.

La diagnosi spetta al medico che si basa per lo più su test clinici e esame obiettivo; ciò nonostante è frequente che vengano richiesti esami diagnostici più approfonditi per escludere la presenza di altre patologie che ne possano mimare la sintomatologia.
L’opzione chirurgica prevede l’asportazione dell’intero neuroma e risulta efficace, ma è una soluzione invasiva, quindi l’ultima consigliabile.
Le opzioni conservative offrono la possibilità di effettuare delle iniezioni di corticosteroidi (con possibili effetti collaterali sistemici per cui se ne consiglia un uso limitato), iniezioni sclerosanti di alcool e fisioterapia.

La fisioterapia può aiutare attraverso la terapia manuale e l’utilizzo di alcuni elettromedicali. L’esercizio terapeutico può essere di grande aiuto, così come lo stretching della fascia plantare e del tendine d’Achille, bisogna però ricordare che essendo una patologia su base infiammatoria è importante saper ‘dosare’ il loro utilizzo.

Nel caso vogliate approfondire l’argomento consiglio la lettura della pagina ad esso dedicata di Fisioterapia Italia.

 

Un ringraziamento per questo articolo alla Dott.ssa Antonella Agnusdei (Fisioterapista).

Se volete approfondire l’argomento, contattateci al 3472473475.

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