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La lussazione della spalla

Per lussazione della spalla si intende la perdita permanente del rapporto anatomico tra la testa dell’omero e la scapola. L’omero può fuoriuscire parzialmente o totalmente.

La lussazione si classifica in anteriore (la più comune), posteriore o inferiore, a seconda della collocazione dell’omero.

Le cause principali sono di natura prettamente traumatica, come può essere una caduta, un incidente. Altri motivi possono riguardare il deterioramento dei tessuti per eccessivo carico di lavoro o predisposizione congenita alla lussazione. Si è visto che anche alcuni sport possono sollecitare l’articolazione fra scapola e omero, esponendola così a un maggior rischio di trauma.

La sintomatologia è accompagnata da un dolore violento alla spalla. Sono molto diffusi la perdita di sensibilità dell’arto, la comparsa di un edema, il formicolio, il cosiddetto “braccio dondolante” e la deformità della spalla che perde la sua rotondità fisiologica.

La lussazione è visibile a occhio nudo e viene richiesto un intervento tempestivo (entro le 48 ore), dopo aver effettuato una radiografia o una risonanza magnetica. Essa può comportare alcune complicazioni vascolari e a livello di nervi, quindi, è necessario farsi visitare tempestivamente da un medico, muovere l’articolazione il meno possibile e applicare ghiaccio per ridurre la componente infiammatoria presente.

Per prima cosa, bisogna ridurre la lussazione, attraverso manovre per riportare la testa dell’omero nella sua posizione anatomica. La tempestività aiuta a ridurre le conseguenze del trauma. Questa procedura può essere effettuata in anestesia, poiché può essere estremamente dolorosa. Il braccio viene immobilizzato e si consiglia di usare un tutore per almeno due o quattro settimane. Con l’ausilio di un terapista si può procedere alla mobilizzazione controllata dell’arto attraverso determinati esercizi.

La riabilitazione post-traumatica è fondamentale per recuperare sia il tono muscolare che la corretta mobilità della spalla.

Quando l’instabilità articolare persiste, si deve prendere in considerazione anche l’intervento chirurgico che ha il fine di stabilizzare l’articolazione. L’operazione può essere in artroscopia se bisogna intervenire sulle parti molli o “a cielo aperto” se il danno è accompagnato anche da un deficit osseo o omerale.

 

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