Le fratture dorsali

Le fratture vertebrali del tratto dorsale possono avere conseguenze molto gravi, come la lesione del midollo osseo e la paralisi degli arti inferiori. Per questo motivo non è molto frequente veder trattare questo tipo di condizioni cliniche in piccoli studi privati di fisioterapia, perché generalmente questo tipo di pazienti sono curati in centri specializzati nella riabilitazione neurologica intensiva.

Le conseguenze più gravi si hanno nelle fratture vertebrali che sono chiamate “mieliche” perché caratterizzate dall’interessamento midollare.

La distinzione tra frattura mielica e amielica che avviene al momento dell’anamnesi medica, è fondamentale poiché condiziona in modo consistente l’inquadramento clinico, la prognosi e il conseguente iter terapeutico. Le fratture si dividono in:

fratture discoarticolari: la lesione è limitata al disco intervertebrale e alla superficie osteocartiaginea;

fratture somatiche: la lesione è limitata al corpo vertebrale;

fratture discosomatiche: la lesione interessa sia il corpo che il disco;

Le fratture dell’arco vertebrale, a seconda del punto dell’arco vertebrale che viene lesionato si dividono in:

fratture apofisarie;

fratture degli istimi,

fratture delle lamine

fratture dei peduncoli

Le fratture del corpo e dell’arco vertebrale, dette anche fratture totali:

fratture senza lussazione;

fratture con lussazione, con rischio di lesione midollare.

Le fratture del tratto dorsale si curano con un’immobilizzazione per un periodo che oscilla tra le tre settimane e i 3 mesi giorni, a cui segue il ciclo di fisioterapia. Nei casi più gravi la frattura scomposta è sintetizzata con un intervento chirurgico, affinché si possa permettere la calcificazione più fisiologica possibile. In questo paragrafo parleremo delle diverse tempistiche di immobilizzazione in base al tipo di frattura, nel paragrafo successivo approfondiremo il percorso fisioterapico

Il primo aspetto fondamentale riguardo le tempistiche di guarigione è l’interessamento o meno del midollo spinale.

Ad esempio per:

  • fratture del corpo vertebrale si procede con una riduzione chirurgica della frattura solo nei casi di schiacciamento notevole, altrimenti basta un’immobilizzazione con un corsetto gessato per un periodo di circa 30 giorni da trascorrere a letto, in modo che la colonna non sia soggetta a carico. Dopo segue un periodo di circa due mesi in cui il paziente può iniziare a camminare, essendo supportato da un busto rigido. Nel caso si trattasse di una frattura lieve si può optare per l’utilizzo del busto rigido per circa 3 mesi, senza che sia necessario il periodo di allettamento. A seguito di questo periodo segue la Fisioterapia dove si esegue fondamentalmente la rieducazione motoria, al fine di “rieducare” il paziente all’esecuzione di un corretto movimento;
  • fratture discoarticolari: sono trattate con un’immobilizzazione con busto rigido o gessato per poco più di un mese, a cui segui il ciclo fisioterapico;
  • fratture totali: è importante che vi sia un’immobilizzazione con un busto gessato per un periodo di circa 3 mesi, dopo il quale si dà inizio al ciclo fisioterapico. A volte si sceglie di stabilizzare con un intervento chirurgico per essere sicuri che non vi siano spostamenti dei segmenti ossei nel periodo di immobilizzazione.

Tutte le immobilizzazioni terminano con l’inizio di un ciclo fisioterapico, anzi in molti casi l’intervento del fisioterapista inizia già nell’ultima parte del periodo di allettamento, occupandosi ad esempio delle mobilizzazioni degli arti.

La fisioterapia successiva a una frattura vertebrale lombare amielica ha lo scopo di rieducare il paziente al corretto movimento del corpo, in particolare della schiena, al fine di potergli garantire presto la ripresa delle attività quotidiane, facendogli recuperare più mobilità nel minor tempo possibile.

Nei casi più lievi, se il paziente è in buone condizioni fisiche e mentali e se è seguito da un valido fisioterapista riesce ad ottenere un recupero motorio completo!

Il fisioterapista nelle prime fasi del ciclo fisioterapico effettuerà un trattamento mirato alla riduzione del dolore e al controllo dell’infiammazione.

Oltre alle tecniche di terapia manuale, come le mobilizzazioni articolari e la massoterapia, nei casi in cui è possibile si applicano mezzi fisici ad alta tecnologia che portano ad accelerare i tempi di guarigione come:

Tecarterapia;

Ultrasuoni;

Laser ad alta potenza;

Pompa magnetica;

Dopo qualche seduta si inizia ad impostare un training di esercizi terapeutici, affinché il paziente possa recuperare la forza e la massa della muscolatura stabilizzatrice del tronco, che comprende muscoli situati vicino la colonna come i paravertebrali e muscoli nella parte anteriore del tronco come il muscolo trasverso dell’addome. È un momento molto delicato del percorso terapeutico, gli esercizi devono essere eseguiti bene affinché non vi sia alcuno scompenso, e il loro dosaggio è fondamentale per rendere l’esercizio non troppo pesante e neanche troppo leggero, ma faticoso al punto giusto: allenante.

Con il passare del tempo si iniziano ad inserire esercizi per il recupero dell’equilibrio e della propriocezione. Nella prima fase gli esercizi avvengono a corpo libero e successivamente il fisioterapista inserisce degli ausili come i pesi, gli elastici e la tavoletta oscillante di Freeman.

L’ultima fase del percorso fisioterapico riguarda l’ottimizzazione della funzionalità del tronco, con esercizi mirati a ottimizzare l’esecuzione dei movimenti di torsione, flessione, rotazione e estensione che il paziente si troverà ad effettuare nel corso delle sue normali attività di vita quotidiana.

Le fratture del tratto dorsale molto spesso avvengono in persone anziane che soffrono di osteoporosi, una patologia reumatica che consiste in una diminuzione della densità ossea, dunque in un aumento della fragilità. È ovvio, dunque che non sempre è possibile raggiungere un recupero completo, ma è fondamentale che avvenga il 100% del recupero possibile. Per raggiungere il massimo, a volte non basta solo l’intervento di un fisioterapista, ma è necessario un approccio integrato, che si prenda cura di tutti gli aspetti che il paziente deve migliorare: dalla nutrizione alla psicologia, dall’ortopedia alla farmacologia, e così via.

Da https://www.fisioterapiaitalia.com/patologie/dorsale/fratture-della-dorsale/

 

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